Ci aspetta la bici del proprietario, davanti al Salone Xing Kong: i manubri sono carichi di prodotti cinesi.
Simone è in Italia da 15 anni, e da quando è arrivato fa il parrucchiere. Prima ha lavorato in Toscana e poi a Milano in un salone, insieme a un collega che si chiamava Simone anche lui, e da cui ha preso il nome, “perché quello cinese è troppo difficile da pronunciare.” Merano, per la prima volta, l’ha vista a novembre, con i mercatini, e ne è rimasto affascinato: da lì, è iniziata la sua avventura.
Di madrelingua cinese – lingua che ancora parla, con la sua famiglia – Simone parla l’italiano, che ha imparato lavorando; il tedesco, invece, lo capisce poco e solo per lavoro. Ha un figlio piccolo, nato a Merano, che frequenta l’asilo tedesco, e quindi è poliglotta: parla il cinese, l’italiano, il tedesco e l’inglese.
Spiega che “esiste un sito cinese, dove si affittano e vendono negozi” – così ha trovato il salone, che gestisce da nove anni. Il negozio gli è stato ceduto tale e quale, non è cambiata neppure l’insegna, che porta ancora il nome Xing Kong; ci spiega che “significa notte bella, illuminata dalle stelle, dalla luna.” I clienti sono per la maggior parte sudtirolesi, che in caso di difficoltà linguistica intervengono e danno una mano a Simone. I turisti sono pochi.
Tra le varie curiosità sulla cultura cinese, ci svela che per mangiare “un vero cinese”, bisogna andare in una Chinatown: “lì i clienti sono cinesi. Nei ristoranti aperti in Italia, hanno adattato i sapori ai gusti europei.”
I meranesi – che considera molto gentili, e con cui si è sempre trovato bene – Simone li porterebbe a Pechino e Shanghai, e racconterebbe loro del Capodanno Cinese.

“Il Capodanno Cinese è una festa più o meno come il Natale, ma è grandissima. La famiglia rimane e festeggia insieme per tre o quattro giorni, e si canta, e si mangia. Qui non lo festeggio molto, ma per esempio a Milano, a Chinatown, fanno una grande festa; Merano invece è poco cinese.”
Simone






